1. Può presentarsi brevemente e raccontarci il suo ambito di ricerca?
Sono Carla Sardo, professore associato presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Salerno. La mia attività di ricerca si colloca nell’ambito delle tecnologie farmaceutiche e delle nanotecnologie per applicazioni biomediche, con particolare interesse per i sistemi di drug e gene delivery, e l’ingegneria tissutale.
Negli ultimi anni mi sono occupata in modo specifico della progettazione di biomateriali polimerici per la veicolazione di acidi nucleici e biomateriali compositi per la medicina rigenerativa. In questo contesto, insieme alla Prof.ssa Giulia Auriemma, lavoro alla progettazione di scaffold per l’ingegneria tissutale ossea, cercando di combinare proprietà strutturali, bioattività, funzionalizzazione superficiale e potenziale terapeutico.
2. Come è nato il contatto con i partner coinvolti nella collaborazione? Quale ruolo ha avuto NEOLAiA in questo percorso?
Il contatto con la Prof.ssa Viktoriia Holubnycha, della Sumy State University, è nato nell’ambito di una matchmaking session organizzata nel contesto dell’Alleanza NEOLAiA. È stata un’occasione molto efficace per mettere in comunicazione ricercatori con interessi scientifici affini, ma competenze complementari.
Durante l’incontro è emersa immediatamente una possibile convergenza tra le nostre linee di ricerca. Da un lato, il nostro gruppo possiede esperienza nella progettazione di scaffold tridimensionali, nella selezione di matrici polimeriche e nella produzione mediante additive manufacturing; dall’altro, la Prof.ssa Holubnycha ha una solida expertise nello sviluppo e nella caratterizzazione di idrossiapatiti modificate con proprietà antibatteriche, oltre alla possibilità di testarne l’attività in diverse condizioni sperimentali, incluse quelle che simulano infezioni sostenute da ceppi resistenti ai comuni antibiotici.
NEOLAiA ha avuto quindi un ruolo determinante nel favorire il primo contatto per il riconoscimento di affinità scientifiche.
3. Quale iniziativa o progetto è scaturito da questa collaborazione?
Da questa collaborazione è nata un’iniziativa di ricerca focalizzata sullo sviluppo di biomateriali compositi per l’ingegneria tissutale ossea con proprietà antibatteriche. L’idea è quella di combinare scaffold tridimensionali prodotti mediante additive manufacturing con componenti bioattive a base di idrossiapatite modificata, in grado non solo di supportare la rigenerazione ossea, ma anche di contrastare la contaminazione batterica.
Questo approccio risponde a una problematica molto rilevante nel campo dei biomateriali impiantabili: la necessità di sviluppare dispositivi capaci di favorire l’integrazione tissutale e, al tempo stesso, ridurre il rischio di infezioni associate all’impianto. La collaborazione consente di affrontare il problema in modo multidisciplinare, integrando competenze di tecnologia farmaceutica, biomateriali, additive manufacturing, caratterizzazione chimico-fisica e valutazione dell’attività antibatterica.
Un aspetto particolarmente significativo è stato il fatto che questa sinergia si sia rapidamente tradotta in un’azione progettuale concreta, con la preparazione e la sottomissione di una proposta di grant internazionale sul tema dell’antibiotico-resistenza da parte mia e di Giulia che coinvolge anche Viktoriia come partner strategico.
4. Qual è stato il principale valore aggiunto del lavorare con colleghi di altre università dell’Alleanza?
Il principale valore aggiunto è stato sicuramente la complementarità delle competenze. La collaborazione con colleghi di un’altra università dell’Alleanza ha permesso di ampliare la prospettiva scientifica sul progetto e di affrontare un problema complesso con un approccio più completo.
Nel nostro caso, l’interazione con la Sumy State University ha consentito di integrare la progettazione di scaffold e la loro produzione mediante additive manufacturing con competenze specifiche sulle idrossiapatiti modificate e sulla valutazione antibatterica in condizioni sperimentali avanzate. Questo tipo di sinergia è particolarmente importante nel settore dei biomateriali, dove l’efficacia di un sistema dipende dall’equilibrio tra proprietà meccaniche, bioattività, biocompatibilità e funzionalità biologiche aggiuntive.
Un ulteriore valore aggiunto è stato il confronto con ricercatori che lavorano in contesti scientifici e accademici diversi. Questo ha favorito uno scambio di idee molto stimolante e ha permesso di individuare nuove direzioni di sviluppo per il progetto.
5. Che consiglio darebbe a un ricercatore che non ha ancora sfruttato le opportunità offerte da NEOLAiA?
Consiglierei di partecipare attivamente alle iniziative promosse da NEOLAiA, anche quando non si ha già un progetto definito. Occasioni come le matchmaking session sono particolarmente utili perché permettono di entrare in contatto con colleghi che lavorano su tematiche affini o complementari, aprendo possibilità di collaborazione che spesso non sarebbero nate attraverso i canali tradizionali.
Il valore di queste iniziative sta proprio nella capacità di creare un primo confronto per riconoscere competenze compatibili, individuare un obiettivo comune e costruire progressivamente una collaborazione. Per un ricercatore, soprattutto in ambiti fortemente interdisciplinari come i biomateriali e le scienze farmaceutiche, queste opportunità rappresentano uno strumento prezioso per ampliare la propria rete, rafforzare la qualità della ricerca e sviluppare progettualità internazionali.


