1. Può presentarsi brevemente e descriverci il suo ruolo all’Università degli Studi di Salerno?
Sono Anna De Pascale e ricopro il ruolo di Capo dell’Ufficio di Coordinamento Supporto Strategico e Gestionale dell’Università degli Studi di Salerno. Il mio ufficio si inserisce nell’Area I, la cui funzione principale è garantire il supporto alla governance dell’Ateneo e ai processi decisionali di carattere strategico.
Nell’ambito del Coordinamento rientrano diverse attività fondamentali per il funzionamento dell’Università:
- Assicurazione della Qualità e Valutazione: supporto al Presidio della Qualità di Ateneo e al Nucleo di Valutazione, attraverso gli uffici dedicati di Assicurazione della Qualità e di Supporto Strategico-Gestionale;
- Controllo di Gestione e Statistica: elaborazione e analisi degli indicatori statistici più rilevanti per il monitoraggio delle performance dell’Ateneo e per le attività di controllo di gestione, curate tramite l’Ufficio Statistica.
2. Quali sono state le principali motivazioni che l’hanno spinta a partecipare a un periodo di mobilità presso un’università dell’Alleanza NEOLAiA?
La spinta principale è nata dal desiderio di superare una visione inizialmente più tradizionale e circoscritta dell’internazionalizzazione. In passato, le opportunità di confronto con gli atenei esteri venivano percepite dal personale amministrativo come realtà distanti e poco applicabili alle attività quotidiane.
L’esperienza nell’ambito dell’Alleanza NEOLAiA mi ha permesso di comprendere quanto anche la componente amministrativa sia parte integrante dei processi internazionali e quanto sia fondamentale uscire dai propri confini operativi per confrontarsi con altri modelli organizzativi.
Poter incontrare colleghi impegnati nelle mie stesse mansioni, conoscere un contesto universitario differente e riflettere sulle reciproche prassi ha rappresentato un’occasione preziosa di crescita professionale e personale. Sono convinta, infatti, che il confronto internazionale sia un volano fondamentale per generare nuove idee e migliorare costantemente i servizi offerti alla nostra comunità.
3. Quali attività ha svolto durante la mobilità, in quale università dell’Alleanza e quali aspetti dell’esperienza ha trovato più interessanti o utili per il suo lavoro?
La mobilità si è svolta presso l’Università di Jaén ad aprile 2025. Fin dal nostro arrivo, io e i colleghi siamo stati accolti con grande disponibilità da un referente locale che ci ha guidati nella visita del campus, situato in pieno centro cittadino, illustrandoci gli spazi, la struttura organizzativa e l’ufficio di nostro riferimento.
L’aspetto in assoluto più stimolante è stato rilevare il profondo legame tra l’Ateneo e il territorio. Ho potuto osservare una realtà estremamente attenta al proprio ruolo sociale e culturale, capace di promuovere un’integrazione costante con la comunità locale. Particolarmente significativo è stato approfondire il modello di collaborazione con gli stakeholder esterni attraverso organismi quali il Comitato di Indirizzo, che favorisce un dialogo strutturato e continuo con il tessuto socio-economico.
Questo forte radicamento costituisce uno spunto di riflessione molto interessante anche per Salerno: dimostra chiaramente come l’università possa configurarsi non solo come luogo di didattica e ricerca, ma come un vero e proprio motore di sviluppo culturale, sociale ed imprenditoriale.
4. In che modo questa esperienza ha contribuito alla sua crescita professionale e personale? Ritiene che abbia avuto un impatto anche sul suo lavoro quotidiano all’Università di Salerno?
Questa esperienza mi ha confermato quanto sia strategico il coinvolgimento diretto del Personale Tecnico-Amministrativo (PTA) nei percorsi di internazionalizzazione. La mobilità non rimane un fatto individuale, ma si trasforma in uno stimolo per promuovere nuove opportunità all’interno del proprio ambiente di lavoro. È stato proprio questo entusiasmo a spingermi, al rientro, a incoraggiare anche il collega Giuseppe Ferrara a intraprendere un percorso analogo.
Sul piano professionale, la continuità del confronto con colleghi stranieri ha reso il dialogo internazionale un’attitudine del tutto naturale. Ne è un esempio concreto la maggiore disinvoltura con cui oggi gestisco queste relazioni: la prossima primavera, infatti, saremo felici di ospitare presso il nostro Ufficio AQ un collega turco per un’esperienza di staff training all’Università di Salerno.
5. Consiglierebbe questa esperienza ai suoi colleghi? Se sì, perché?
Assolutamente sì, consiglierei questa esperienza ai miei colleghi e sarei io stessa disponibile a ripeterla. Ritengo che le opportunità di mobilità dello staff rappresentino un valore importante non solo per la crescita individuale, ma anche per l’evoluzione dell’intera organizzazione universitaria.
Dobbiamo sentirci parte attiva dei processi di internazionalizzazione: il confronto con altre realtà accademiche permette di acquisire nuove prospettive, individuare buone pratiche e comprendere come anche il nostro lavoro quotidiano possa contribuire alla costruzione di uno spazio europeo dell’istruzione più integrato e collaborativo.
Credo però che sia fondamentale andare oltre la singola esperienza di mobilità e riuscire a coltivare anche il “dopo”. Sarebbe importante creare occasioni di confronto permanente tra colleghi di diversi atenei, affinché i rapporti costruiti durante queste esperienze possano consolidarsi nel tempo e tradursi in collaborazioni, scambi di conoscenze e nuove progettualità.
Un dialogo continuativo avrebbe inoltre il vantaggio di favorire anche lo sviluppo delle competenze linguistiche e di rendere più naturale il confronto internazionale. Solo attraverso relazioni durature possiamo fare in modo che la mobilità non rimanga un’esperienza isolata, ma diventi parte integrante della crescita professionale e della cultura organizzativa dell’università.


