1. Può presentarsi brevemente e descriverci il suo ruolo all’Università degli Studi di Salerno?
Sono Filomena Ferrara e ricopro il ruolo di Capo dell’Ufficio di Coordinamento Didattica, Organi collegiali, Alta Formazione e Carriere distrettuale.
Il mio ruolo consiste nel coordinamento delle attività degli uffici afferenti a questi ambiti nei 17 Dipartimenti dell’Ateneo, con l’obiettivo di favorire una maggiore uniformità dei processi, migliorare le procedure e supportare l’erogazione di servizi sempre più efficaci a favore di studenti e docenti.
La mia funzione è quindi anche quella di cerniera tra diverse strutture, con il compito di agevolare il confronto, individuare soluzioni condivise e contribuire al miglioramento continuo dell’organizzazione amministrativa. In un contesto universitario caratterizzato da un’utenza sempre più diversificata e da esigenze in continua evoluzione, ritengo fondamentale lavorare sulla standardizzazione delle procedure e sulla capacità di affrontare le criticità in modo coordinato.
In questa prospettiva, anche l’apertura verso una dimensione internazionale assume un ruolo importante: il confronto con altre realtà universitarie permette di acquisire nuovi strumenti e approcci utili a migliorare ulteriormente i servizi offerti dalla nostra Università.
2. Quali sono state le principali motivazioni che l’hanno spinta a partecipare a un periodo di mobilità presso un’università dell’Alleanza NEOLAiA?
La principale motivazione che mi ha spinto a partecipare a questa esperienza di mobilità è stata l’esigenza di confrontarmi con modelli organizzativi diversi e conoscere da vicino il funzionamento di un’altra università europea.
Ritenevo particolarmente interessante poter osservare sul campo come i principi dello spazio europeo dell’istruzione trovassero concreta applicazione nella quotidianità di un altro ateneo, non soltanto attraverso una dimensione teorica, ma attraverso procedure, modalità operative e soluzioni organizzative adottate per rispondere alle esigenze di studenti e docenti.
L’obiettivo era raccogliere stimoli, individuare buone pratiche e comprendere quali elementi potessero essere eventualmente adattati e valorizzati anche nel contesto dell’Università degli Studi di Salerno. Credo infatti che il confronto internazionale rappresenti una straordinaria occasione di crescita: permette di mettere in discussione abitudini consolidate, acquisire nuove prospettive e trovare spunti utili per migliorare il lavoro quotidiano.
La partecipazione all’Alleanza NEOLAiA ha rappresentato inoltre l’opportunità di sentirsi parte di una comunità universitaria europea composta da atenei geograficamente distanti, ma accomunati da caratteristiche e sfide simili. Questa consapevolezza ha rafforzato il valore dell’esperienza, intesa non solo come momento di formazione individuale, ma come occasione di collaborazione e contaminazione tra realtà diverse.
3. Quali attività ha svolto durante la mobilità, in quale università dell’Alleanza e quali aspetti dell’esperienza ha trovato più interessanti o utili per il suo lavoro?
La mobilità si è svolta presso l’Università di Jaén, ed è stata un’esperienza di job shadowing che mi ha permesso di osservare da vicino l’organizzazione e il funzionamento di un altro ateneo europeo.
Un elemento particolarmente significativo è stato il partenariato e il confronto con la collega Anna De Pascale, che ha contribuito a rendere l’esperienza ancora più proficua, favorendo uno scambio diretto di punti di vista e una maggiore comprensione delle rispettive realtà organizzative.
Durante la mobilità ho avuto modo di conoscere gli spazi, le strutture e alcuni aspetti organizzativi dell’Università di Jaén. Pur avendo partecipato principalmente con un ruolo di osservatrice, sono rimasta particolarmente colpita dalla qualità degli ambienti universitari e dall’attenzione riservata ai servizi a supporto della comunità accademica.
Ho trovato inoltre molto interessante l’organizzazione degli uffici maggiormente collegati ai processi di qualità, ambito particolarmente vicino al mio lavoro. L’osservazione delle loro modalità operative mi ha permesso di cogliere elementi di riflessione e possibili spunti da approfondire anche nel contesto dell’Università degli Studi di Salerno.
4. In che modo questa esperienza ha contribuito alla sua crescita professionale e personale? Ritiene che abbia avuto un impatto anche sul suo lavoro quotidiano all’Università di Salerno?
Questa esperienza ha rappresentato un’importante occasione di crescita sia professionale sia personale, soprattutto perché mi ha permesso di superare alcune barriere, a partire da quella linguistica, e di sperimentare quanto sia arricchente condividere il proprio quotidiano lavorativo con colleghi provenienti da realtà diverse.
Uno degli aspetti più significativi della mobilità è stata proprio l’apertura mentale che nasce dal confronto: vedere come altri atenei affrontano esigenze e problematiche simili alle nostre aiuta ad ampliare la propria prospettiva, a sviluppare una visione più ampia dei processi e a individuare nuovi spunti di miglioramento.
Questa esperienza ha avuto ricadute positive anche sul mio lavoro quotidiano all’Università degli Studi di Salerno, rafforzando la consapevolezza che anche all’interno di processi fortemente strutturati e standardizzati, come quelli legati alla didattica, è possibile individuare margini di innovazione e sperimentare soluzioni diverse.
Il confronto internazionale mi ha dato maggiore stimolo e fiducia nell’affrontare le sfide organizzative con un approccio più aperto, valorizzando il cambiamento come opportunità di crescita e miglioramento dei servizi offerti alla comunità universitaria.
5. Consiglierebbe questa esperienza ai suoi colleghi? Se sì, perché?
Assolutamente sì, consiglierei questa esperienza ai miei colleghi. Ritengo che sia un’opportunità di grande valore perché permette di cambiare prospettiva e di guardare il proprio lavoro da un punto di vista diverso.
In particolare, vivere un’esperienza in un altro Paese consente di immedesimarsi nello studente internazionale che arriva in un nuovo contesto universitario e che diventa il nostro utente. Questo cambiamento di prospettiva ha avuto per me un impatto molto positivo, perché ha aumentato la sensibilità verso le esigenze degli studenti incoming e outgoing e ha fatto emergere con maggiore chiarezza l’importanza di costruire servizi sempre più accessibili ed efficienti.
Al rientro dalla mobilità, questa maggiore consapevolezza si è tradotta anche in alcune iniziative concrete, sviluppate attraverso il confronto e il coordinamento con la collega Rosanna Saggese. Tra queste, il lavoro per migliorare la gestione delle procedure relative agli studenti internazionali, ad esempio attraverso la possibilità per gli studenti incoming di presentare i propri piani di studio con modalità più integrate con i sistemi di Ateneo, riducendo i tempi necessari per la compilazione dei Learning Agreement e favorendo una gestione più fluida delle approvazioni e della successiva verbalizzazione degli esami, fino al rilascio dei Transcript of Records.
Un ulteriore aspetto importante è stata la consapevolezza della necessità di rafforzare il coordinamento interno attraverso la formalizzazione di uno o più referenti per le attività di internazionalizzazione all’interno dei Dipartimenti, così da rendere più efficace il collegamento tra le diverse strutture coinvolte.
Per questo motivo ritengo che la mobilità non debba essere vista soltanto come un’esperienza individuale, ma come un investimento che può generare benefici concreti per l’intera comunità universitaria.


