1. Può presentarsi brevemente e raccontarci il suo ruolo all’Università di Salerno?
Mi chiamo Erika Marie Pace, sono di origine maltese e nutro da sempre un forte interesse per il confronto con persone, culture e prospettive differenti. Sono Professore Associato di Didattica e Pedagogia Speciale presso il Dipartimento di Scienze Umane, Filosofiche e della Formazione (DISUFF) dell’Università degli Studi di Salerno.
Da circa dieci anni partecipo attivamente alle commissioni dedicate all’internazionalizzazione e attualmente ricopro il ruolo di Delegata per l’Internazionalizzazione dell’Area Didattica di Scienze della Formazione per l’Inclusione e il Benessere. Dal 2024 sono, inoltre, Delegata NEOLAiA per il DISUFF. Questi incarichi, insieme alle numerose collaborazioni sviluppate nell’ambito delle attività di ricerca, mi hanno consentito di consolidare reti accademiche internazionali e di promuovere opportunità di mobilità, scambio e collaborazione rivolte sia agli studenti sia ai docenti.
2. Quali sono state le motivazioni che l’hanno portata a partecipare a questa esperienza di mobilità?
L’esperienza del Blended Intensive Programme, “Breaking the Bubble: A Course on Comparing Educational Systems Worldwide”, con l’Università di Bielefeld è nata in collaborazione con la collega del DISAMIS, prof.ssa Bice Della Piana, la quale mi aveva precedentemente invitato a far parte del Work Package “Diversity and Inclusion” e, in un secondo momento, a considerare questa opportunità anche per gli studenti del DISUFF, vista la stretta attinenza con le tematiche affrontate nei nostri corsi e, più nello specifico, nelle mie attività didattiche. Avevo inoltre già avuto modo di conoscere le colleghe dell’Università di Bielefeld in precedenti occasioni di confronto nell’ambito dell’alleanza NEOLAiA.
La possibilità di prendere parte a un’esperienza di questo tipo mi è sembrata particolarmente interessante sia per i contenuti proposti, di grande attualità, sia per la loro coerenza con i percorsi formativi degli studenti. Ho quindi visto nel programma un’occasione per ampliare il confronto con altri sistemi educativi e, allo stesso tempo, per offrire agli studenti coinvolti un’esperienza formativa capace di integrare la dimensione accademica con quella internazionale e interculturale.
3. Qual è stato l’aspetto dell’esperienza che ha trovato più arricchente dal punto di vista professionale e personale?
Dal punto di vista professionale, l’esperienza mi ha permesso di rafforzare relazioni già avviate nell’ambito di NEOLAiA e di approfondire il confronto con colleghe e colleghi provenienti da contesti universitari differenti. Questo scambio è stato particolarmente significativo perché ha consentito di mettere in dialogo approcci, prospettive e pratiche didattiche diverse, offrendo nuovi spunti di riflessione anche rispetto alle tematiche affrontate nei miei insegnamenti. In questo senso, il BIP ha rappresentato una naturale prosecuzione del lavoro di collaborazione già avviato e un’ulteriore occasione per consolidare la dimensione internazionale della didattica e della ricerca.
Sul piano personale, uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato è stata la possibilità di condividere l’esperienza con gli studenti in un contesto diverso da quello abituale dell’aula universitaria. Trascorrere più tempo insieme ha favorito un confronto più spontaneo e diretto e mi ha permesso di conoscere meglio il loro punto di vista non soltanto rispetto al percorso accademico, ma anche rispetto alle aspettative, alle difficoltà e alle esperienze che accompagnano la loro vita universitaria. È stata una dimensione particolarmente arricchente, perché ha reso il rapporto docente-studente più autentico e ha confermato quanto le esperienze di mobilità possano avere un valore che va ben oltre i contenuti strettamente accademici, creando occasioni di conoscenza reciproca e relazioni significative.
4. In che modo pensa di poter trasferire quanto appreso durante la mobilità nella sua attività (sia essa didattica, ricerca o altro)?
Quanto maturato durante il BIP ha avuto ricadute sul piano della ricerca e delle future collaborazioni internazionali, favorendo la costruzione di ulteriori occasioni di scambio tra istituzioni, docenti e studenti. In questa prospettiva, la mobilità non ha rappresentato un’esperienza circoscritta, ma è diventata parte di un processo più ampio volto a rendere sempre più internazionale e aperta al confronto la didattica universitaria.
L’esperienza mi ha inoltre permesso di raccogliere nuovi spunti rispetto alle modalità con cui affrontare alcune tematiche all’interno dei miei insegnamenti. In particolare, mi piacerebbe tradurre quanto osservato e sperimentato durante il BIP nella progettazione di attività didattiche maggiormente pratiche, partecipative e attive, capaci di coinvolgere gli studenti in prima persona. L’obiettivo è quello di proporre esperienze formative che non si esauriscano nel tradizionale contesto d’aula, ma che offrano occasioni di apprendimento più dinamiche, basate sul confronto, sulla collaborazione e sul contatto con contesti e prospettive differenti.
5. Consiglierebbe ai colleghi di effettuare un’attività di mobilità verso le università NEOLAiA? Se sì, perché?
Certamente, ne vale la pena. L’organizzazione, la pianificazione e anche quella naturale responsabilità nei confronti degli studenti possono richiedere tempo ed energie. A questo si aggiunge talvolta un iniziale tentennamento: non si conoscono ancora bene i colleghi con cui si lavorerà, non si sa quanto tempo l’esperienza richiederà effettivamente e ci si può anche chiedere se si sarà all’altezza. Vi è poi la responsabilità di fare in modo che, anche per gli studenti, la mobilità rappresenti un’esperienza realmente positiva e arricchente.
Credo però che proprio questi elementi possano essere vissuti non come limiti che ci trattengono dall’agire, ma come vere e proprie forze motrici. Ciò che si acquisisce sul piano professionale, umano e relazionale ripaga ampiamente l’impegno. Le esperienze di mobilità NEOLAiA permettono di confrontarsi con contesti, persone e prospettive differenti e di costruire relazioni che spesso proseguono anche oltre la singola esperienza.


