1. Può presentarsi brevemente e raccontarci il suo ruolo all’Università di Salerno?
Sono Professore associato presso l’Università degli Studi di Salerno, afferente al Dipartimento di Scienze Umane, Filosofiche e della Formazione e membro del Laboratorio “Teaching Learning Center for Education and Inclusive Technologies – Elisa Frauenfelder” . Ricopro inoltre il ruolo di Segretario e membro del Consiglio Direttivo della SIREM – Società Italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale, sono Direttore responsabile dell’International Journal of Virtual and Augmented Reality (IJVAR) di IGI Global e membro del Comitato Tecnico della IEEE Consumer Technology Society (CTSoc) nell’ambito della Realtà Virtuale, della Realtà Aumentata e del Metaverso (VAM). Il mio percorso formativo nasce da una formazione in ambito tecnologico: sono laureato in Ingegneria Informatica presso il Politecnico di Milano e ho successivamente conseguito un master congiunto presso l’University of Illinois Chicago, poi mi sono sempre occupato della complessità dell’interazione uomo-macchina in didattica, del processo di insegnamento-apprendimento e delle tecnologie inclusive.
2. Quali sono state le motivazioni che l’hanno portata a partecipare a questa esperienza di mobilità?
La partecipazione a questa esperienza di mobilità si inserisce in un percorso di collaborazione accademica e scientifica che porto avanti da diversi anni a Cipro. Nel tempo ho avuto modo di sviluppare rapporti con diverse istituzioni universitarie cipriote, tra cui l’Università di Nicosia. Ho già effettuato diverse mobilità nell’ambito degli accordi Erasmus+ Staff Mobility for Teaching dell’Università degli Studi di Salerno presso l’Università di Nicosia (a marzo 2024, maggio 2025 e febbraio 2026). Tali esperienze hanno favorito lo sviluppo di collaborazioni scientifiche con i colleghi della School of Education, che si sono concretizzate anche nella realizzazione di pubblicazioni congiunte, in particolare sui temi della didattica museale e dell’accessibilità dei font per le persone con dislessia.
3. Qual è stato l’aspetto dell’esperienza che ha trovato più arricchente dal punto di vista professionale e personale?
Cipro rappresenta per me un contesto particolarmente significativo, sia dal punto di vista culturale sia da quello accademico. È un’isola della quale apprezzo profondamente la cultura, le tradizioni e la particolare collocazione geografica, che ne ha fatto storicamente un importante punto di incontro tra differenti civiltà e aree culturali. Nutro da sempre un particolare interesse per Cipro, anche per il suo ruolo di avamposto orientale dell’Unione Europea e per i profondi legami che la sua storia e il suo patrimonio culturale hanno sviluppato nel corso dei secoli con l’Italia e con il più ampio contesto mediterraneo. La mobilità rappresenta, pertanto, non soltanto un’opportunità di crescita professionale, ma anche un’occasione di confronto culturale e di arricchimento personale.
4. In che modo pensa di poter trasferire quanto appreso durante la mobilità nella sua attività (sia essa didattica, ricerca o altro) ?
Gli apprendimenti e le relazioni sviluppati durante la mobilità potranno essere trasferiti concretamente nelle mie attività di ricerca e didattica, innanzitutto attraverso il consolidamento delle collaborazioni scientifiche internazionali e la realizzazione di nuove pubblicazioni congiunte. Queste esperienze costituiscono inoltre un’importante opportunità di crescita per il gruppo di ricerca e, in particolare, per i dottorandi che collaborano con il gruppo di ricerca al quale afferisco, ai quali possono essere trasmesse metodologie, prospettive e opportunità di confronto maturate all’interno di un contesto accademico internazionale.
5. Consiglierebbe ai colleghi di effettuare un’attività di mobilità verso le università NEOLAiA? Se sì, perché?
Assolutamente sì. Ritengo che la mobilità internazionale rappresenti una delle dimensioni fondamentali dell’esperienza universitaria, poiché consente di confrontarsi con approcci, metodologie e prospettive differenti, favorendo al contempo la costruzione di reti accademiche e scientifiche. In questo senso, la mobilità riprende una tradizione profondamente radicata nella storia dell’università europea: già nel Medioevo, infatti, studenti e studiosi si spostavano da una città all’altra per ampliare le proprie conoscenze, incontrare altri maestri e confrontare idee e saperi. Ancora oggi, questa tradizione conserva pienamente il suo valore e può tradursi in concrete opportunità di collaborazione, internazionalizzazione e innovazione della ricerca e della didattica.


